Con il nastro rosa
Lucio Battisti

Settembre ha il sapore delle cose che tornano.
Non il ritorno trionfale, non la fanfara dei nuovi inizi. Il ritorno silenzioso, un po’ goffo, di chi ha girato abbastanza da capire che girare non era la risposta.
La valigia ancora da disfare. La luce cambiata. Le foglie che cominciano a cedere, non per debolezza, ma perché è il momento giusto per farlo.
In settembre si vede la propria storia da una distanza che agosto non permetteva. E in quella distanza, a volte, appare qualcosa di inaspettato: un dettaglio che non si era mai fermati a guardare. Un nastro rosa tra i capelli. Un sorriso timido su una fotografia che non si sapeva di aver conservato.
C’è un momento preciso in cui si smette di vedere la madre come un ruolo e si comincia a vederla come una donna.
Non è un momento scelto.
Arriva da solo, all’improvviso, come arrivano le cose che cambiano la prospettiva per sempre. Si guarda una foto di lei giovane e ci si chiede: Chi eri, prima? Cosa sognavi? Cosa hai lasciato andare per essere qui?
Le risposte non arrivano tutte insieme. Alcune non arrivano mai. Ma la domanda stessa è già una forma di vicinanza nuova.
È il primo gesto di un’amicizia che si è rimandato troppo a lungo, quella con la donna che c’è oltre il ruolo, oltre la presenza costante, oltre la cura che dava per scontata.
Settembre è il mese in cui quella domanda diventa possibile.
Quando l’estate si è consumata e rimane solo ciò che conta. Quando si è abbastanza stanchi di correre da riuscire finalmente a fermarsi e guardare.
E guardare non significa capire tutto. Significa accettare che l’altra persona ha una storia che precede la nostra. Che aveva sogni prima di noi.
Che il nastro rosa nei capelli apparteneva a qualcuno che non era ancora madre, non era ancora definita da noi, non era ancora la persona che avremmo preso per scontata.
C’è una tenerezza in questo che fa quasi male.
Non è senso di colpa, o non solo. È qualcosa di più morbido, più maturo. È il riconoscimento che ogni persona che amiamo è anche un mistero che non possiamo risolvere del tutto. E che questa irresolubilità non è una mancanza: è la prova che sono vivi, reali, interi al di là di noi.
Settembre ci insegna a guardare meglio. A rallentare abbastanza da notare i dettagli che contano. A fare spazio alla complessità di chi abbiamo accanto.
Un nastro rosa. Un sorriso timido. Gli occhi pieni di promesse che non conosciamo.
E la disponibilità, finalmente, a chiedersi chi fosse davvero.