Calendario Guttadauro_Marzo 2026

Marzo 2026

I giardini di marzo

Lucio Battisti
Calendario Guttadauro_Marzo 2026

Entriamo nel mese in cui la memoria cambia funzione.
Smette di essere solo nostalgia e diventa terreno fertile.

Non arriva con un gesto netto.
Arriva piano, come un ricordo che riaffiora mentre siamo concentrati su altro.
Un cambiamento quasi impercettibile che, però, modifica il modo in cui guardiamo tutto.

Dentro di noi esistono paesaggi che non hanno una collocazione geografica.
Fiumi, mari, colline, giardini che non possiamo indicare su una mappa, ma che riconosceremmo immediatamente se qualcuno ce li mostrasse.
Sono i luoghi dell’infanzia, della crescita, delle prime contraddizioni.

C’è chi abita il mondo con il corpo e chi lo abita soprattutto con il pensiero.
Chi si muove fuori con decisione e chi, invece, cammina a lungo dentro di sé, attraversando paesaggi interiori complessi, vasti, a volte spaventosi.

Questa dicotomia non è una debolezza.
È una condizione umana.

Dentro ognuno di noi c’è un universo intero, ma non sempre abbiamo il coraggio o gli strumenti per viverlo all’esterno.

Marzo racconta proprio questo scarto: tra la ricchezza interiore e la difficoltà di tradurla in azione.

La figura materna, qui, non è centrale come immagine, ma come origine.

È lo spazio che ha permesso a quell’universo di esistere.
È il giardino in cui abbiamo imparato a guardare il mondo prima ancora di comprenderlo.

I fiori, i colori, i paesaggi non sono decorazioni.
Sono memorie emotive.
Richiamano un tempo in cui tutto era più grande, più intenso, perché non avevamo ancora imparato a ridurre, a semplificare, a difenderci.

Marzo è rinascita, sì.
Ma non è entusiasmo.
È una rinascita lenta, consapevole, che passa attraverso il riconoscimento di ciò che siamo stati.

Perché non si cresce cancellando il passato.

Si cresce integrandolo.

E marzo ci chiede proprio questo: di camminare dentro noi stessi senza paura, accettando che alcune parti continueranno a fiorire anche se non le mostreremo mai del tutto.
Che avere dentro l’universo è una ricchezza, anche quando vivere fuori di sé richiede tempo e consapevolezza.