Calendario Guttadauro_Gennaio 2026

Gennaio 2026

Un’Avventura

Lucio Battisti
Calendario Guttadauro_Gennaio 2026

L’inizio non fa rumore.

Ci sono inizi che non assomigliano a niente di ciò che ci hanno raccontato.

Non hanno l’odore dell’entusiasmo, non arrivano con una promessa chiara, non chiedono di essere celebrati.

Sono inizi che si riconoscono solo dopo, quando ci si accorge che qualcosa ha preso forma mentre non stavamo guardando.

Gennaio è fatto di questo tipo di tempo.

È uno spazio ancora vuoto, ma non sterile.
Un luogo in cui le mani lavorano piano, dove si spostano cose, si aggiustano equilibri, si prova a capire se c’è posto per due.

Non è l’istante in cui si parte: è quello in cui si decide di restare abbastanza a lungo per costruire.

Siamo abituati a chiamarla “Avventura” l’irruzione, il salto, il rischio.
Ma la vera Avventura, quella che dura, è fatta di gesti ripetuti, di attese, di ritorni.

Di scale che non portano subito in alto, ma permettono di salire e scendere senza crollare.
Di vertici e di abissi che convivono nello stesso spazio.

Un inizio autentico non nasce dal coraggio di andare via, ma dalla disponibilità di fare spazio all’altro.

A modificare il proprio ritmo.
A tollerare l’incompiuto.

È così che nascono le relazioni che resistono.
È così che nascono i progetti che non si sbriciolano al primo urto.
È così che nasce, spesso, anche l’amore più profondo: senza proclami, senza fuochi d’artificio, ma con una presenza costante che non ha bisogno di spiegarsi.

C’è qualcosa di profondamente materno in questo tipo di inizio.
Non nel senso del sacrificio eroico, ma in quello della cura silenziosa.
Quella cura che non chiede di essere vista, ma che regge tutto.
Quella che costruisce una casa prima ancora che qualcuno decida di chiamarla tale.

Ogni madre lo sa, anche se non lo dice: l’amore non comincia quando nasce un figlio, ma quando si accetta che nulla sarà più solo nostro.
Che lo spazio dovrà essere condiviso.
Che il tempo non ci apparterrà più del tutto.

E forse è per questo che certi inizi assomigliano a lei.
Alla sua capacità di stare.
Di aggiustare.
Di continuare anche quando nessuno applaude.

“Un’Avventura” suona come una promessa, ma in realtà racconta una resa dolce: la resa a qualcosa che cresce piano, che chiede dedizione, che non ha bisogno di essere chiamato straordinario per esserlo davvero.

Gennaio è il mese in cui questa verità si fa più chiara.
Quando il clamore delle feste si spegne e restano solo le fondamenta.
Quando capiamo che ciò che conta non è quanto velocemente partiamo, ma come decidiamo di costruire.

Nel lavoro, come nelle relazioni, come nei legami che attraversano le generazioni.

Ci sono storie che iniziano così, con due figure che si muovono nello stesso spazio, cercando un equilibrio possibile.
Con la fiducia che nasce non da ciò che si dice, ma da ciò che si fa insieme.
Con la consapevolezza che ogni piccolo mattone è una scelta.

Chiede presenza.

E forse è questo il suo dono più grande: ricordarci che gli inizi più veri non hanno bisogno di essere gridati.
Hanno solo bisogno di essere abitati.